16 marzo 2014

Giardini in segreto e pani di zucca.


Ormai io e Ingrid, oltre che madre e figlia, siamo diventate anche migliori amiche. 
E come tra migliori amiche che si rispettino è tutto un chiacchierare, commentare, prendere iniziative ognuno a modo suo e nel suo linguaggio.
La mattina ci concediamo una passeggiata, quasi con qualunque tempo.
Ultimamente ho smesso di guardare nelle case e nei giardini degli altri e ce ne andiamo dirette verso un grande parco, un'area di quelle come ce ne sono diverse a Roma, che un tempo dovevano essere aperta campagna e che poi sono rientrate a far parte delle zone verdi comunali. Posti in cui perdere lo sguardo e ritrovare l'orizzonte.
Quando c'è il sole arriviamo da una parte di questo parco con qualche panchina, sentieri, gente col cane, gente sudata di corsa. In lontananza, parecchio in lontananza rispetto a noi, un'area giochi. 
Un paio di settimane fa però siamo uscite con un cielo che non prometteva bene e, temendo un acquazzone improvviso, ho tagliato rispetto al solito giro, con Ingrid che si compiaceva dei nuovi panorami con sorrisetti e occhi dolci a vari cancelli, macchine parcheggiate e gatti di strada. 
Imboccando una strada percorsa non so quante altre volte in passato, mi sono ricordata di una diversa entrata del parco, proprio in fondo a quella via in curva. Infatti. A guardare da fuori c'era una certa impressione di abbandono e desolazione, ma siamo entrate lo stesso. 
Non c'era nessuno. Il cielo basso e carico di nuvole scure non aiutava, panchine di legno in cerchio tutte rotte. A terra, intorno ai pini, i rami ancora carichi di aghi tagliati per la potatura.  Quei grandi rami a terra mi hanno ricordato Stoccolma, dove si trovano alle entrate delle case e dei negozi, usati come tappeti per asciugarsi le scarpe bagnate di pioggia e di neve. Mi sono seduta su una panchina di legno con solo tre assi, Ingrid si è addormentata.
Una specie di disorientamento mi ha fatto sentire lontana. Il silenzio e la promessa di pioggia, quei rami a terra intorno ai tronchi e le panchine in circolo, tutto quanto sembrava un panorama primitivo.
Sono tornata a casa e ho ripreso la routine. Ma il giorno dopo, uscendo con lo stesso cielo, sono andata diretta lì, alla ricerca di nuovo di quella strana atmosfera.
Ora ci vado ogni volta che il cielo è grigio, ci vado come varcando uno specchio, un luogo un po' magico.
Mi piace l'autunno e questo inverno alla fine cosa non è stato se non un lungo autunno? Mi piace pensare che ci resti ancora qualcuna di queste giornate, di questo segreto in cui una mamma varca la dimensione che la fa sentire in un posto sconfinato del mondo e sua figlia chiude gli occhi di colpo e sogna.
Di questo lungo autunno, in cui ho raccolto grazie a una bambina un cumulo di segreti come mai prima d'ora, voglio ricordare un sapore dolce, morbido. Vi lascio questi pani di zucca, il cui colore da solo è capace di scaldare l'immaginazione, di farci sentire, di rientro da un posto lontano con un tempo incerto, il piacere di essere di nuovo a casa. E il piacere del piccolo segreto che abbiamo lasciato fuori dalla porta.



























ingredienti
650 g di farina manitoba
400 g di zucca
60 g di burro
120 ml di latte
180 g di zucchero
2 prese generose di sale
1 panetto di lievito fresco

Cuocere la zucca (a vapore o in immersione, come si preferisce) finché risulti morbida, scolarla e ridurla in purea con un forchetta o passandola con lo schiaccia patate.
Sciogliere il burro a fuoco basso. Intiepidire il latte e sciogliervi il lievito.
In una ciotola mescolare farina e zucchero e versarvi al centro il latte con il lievito. Iniziare ad impastare e aggiungere la zucca intiepidita che avremo mescolato col burro sciolto. Aggiungere un paio di prese di sale e continuare ad impastare con energia per una decina di minuti. Lasciare riposare due ore circa in una ciotola coperta con un panno umido fino al raddoppio. 
Riprendere l'impasto e sgonfiarlo con delle piccole pressioni. Su una spianatoia leggermente infarinata, dividerlo in due parti uguali e ciascuna di esse ancora in due. Otteniamo così quattro filoncini da cui ricavare cinque palline ciascuno. Disponiamo i 20 panini ottenuti su una placca rivestita di carta da forno e lasciamoli lievitare ancora per 30 minuti. Infornare in forno preriscaldato a 180°C per 20 minuti. Lasciarli raffreddare su una gratella.
 


28 febbraio 2014

Sei sicura? Credo di no.

Può l'insicurezza agire da antidoto? Intendo un antidoto contro il risultato scontatocontro ogni previsione, la risposta esattala vita come un quiz, il profilo calzante del risultato di un test(sei un tipo A, B o C?).
Forse sì e questo non rende le cose più comode.

Avrei bisogno più che mai di una stanza in cui lavorare, studiare e conoscere il mondo di fuori per diventare una persona migliore. Vorrei poter trovare riparo nella ripetizione che porta concentrazione, nel tempo a cantilena che scandisce i lunghi lavori. 
Questo clima ambiguo di fine inverno è così adatto.

Vorrei scartare tanto, trovare il giusto nel poco, conoscere parole nuove.

Vorrei la ricetta, oggi, per poter dire che non sono sicura e che non ho le risposte. Avrei bisogno di vivere le mie incertezze, stare in quella stanza a lavorare e diventare migliore.  Ma oggi la ricetta non ce l'ho.




27 febbraio 2014

Dino e il cuore.

"Suo solo lavoro fu quello del cuore, che batteva prima che egli fosse. Sì, mentre ancora egli non esisteva, batteva però il suo cuore. E seppi che quello è il cuore di un uomo." 
(da M. Montessori,Il segreto dell'infanzia)


In una città che corre tanto in fretta che ci dimentichiamo spesso quanto tempo sia passato dall'ultimo incontro che ci ha fatto sentire bene, potremmo inventare un rituale col quale richiamare quell'istante.
In una città in cui si parla del più e del meno con dosato equilibrio perché chi ascolta, quasi sempre, di più non potrebbe concedere, a volte ci ritroviamo a scrivere di quell'eccesso che ci resta nel cuore.
Così tempo fa scrissi dei tagliabiscotti che andarono perduti.
Qualcuno, inaspettatamente, qualche giorno dopo mi inviò un messaggio scrivendo che voleva venire a trovarmi.
Così Dino, che non riesco a incontrare se non di rado, ha suonato al mio campanello la mattina dell'ultimo giorno dell'anno, col suo sorriso generoso e pacchetti tra le mani per le signore e signorine di casa. Ad Ingrid un album per raccogliere foto, ricordi e appunti. Mia madre ebbe cura di farlo per me e mia sorella quando siamo nate ed è rimasto un ricordo speciale, che mi ero ripromessa di creare anche io per la piccola Ninni. 
Come facevi, Dino, a saperlo?
Per me bicotti fatti da lui, con matcha e pistacchi. E poi una scatola, piena di tagliabiscotti a forma di cuore. 
"E con i colori della pace. Sai, ho letto nel tuo post del 23 dicembre che avevi perso i tuoi tagliabiscotti e allora..."

Da allora mi sono ripromessa di fargli una sorpresa, in queste pagine che lui legge.
Ho rimuginato un po', ho pensato che un dolce fosse scontato, che il suo regalo fosse perfetto da mettere nel piano, ho pensato a vari ingredienti e sapori, ma c'era sempre qualcosa che non mi convinceva. 
Fino a che l'altra notte ho sognato di andare a comprare gli ingredienti e la ricetta è venuta così, da quel sogno.
Pasta sfoglia, cipolle caramellate e roquefort. C'è tutto, l'ho sognato proprio così... 





ingredienti
400 g di cipolle dorate
3 o 4 cucchiai di olio e.v.o. 
2 cucchiai di zucchero mascobado
1 cucchiaio e mezzo di aceto balsamico
100 di di roquefort o altro formaggio erborinato
3 noci
1 rotolo di pasta sfoglia

Caramellate le cipolle: affetatele sottilmente, mettetele in un tegame con l'olio e lasciatele ammorbidire a fuoco basso per circa 40 minuti. A quel punto aggiungere lo zucchero e mescolare bene, aggiungere l'aceto balsamico e lasciare caramellare per circa mezz'ora, sempre a fuoco basso. Le cipolle caramellate possono essere preparate anche il giorno prima, si conservano bene per qualche giorno in frigo in un barattolo di vetro.
Srotolate il foglio di pastasfoglia e stendetelo ancora un po' con un mattarello. Ritagliare da questo delle forme a vostro piacere con dei tagliabicotti o ricavarne dei semplici quadrati. Su ogni base versare le cipolle caramellate, gherigli di noci sminuzzate e pezzetti di formaggio. Spennellare i bordi con un pennello intinto nell'acqua, chiudere con il resto delle basi esercitando una pressione sui bordi. Cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 20 minuti. Servire con un'insalatina fresca, tipo spinacini e songino oppure rughetta condita con olio e scaglie di parmigiano.
 



10 febbraio 2014

L'influenza della domenica.

Ieri notte mi sono svegliata, aggrappata braccia e gambe a Tonino, e gli ho detto: "Mi sembra di avere la febbre a 40, sto malissimo...". 
"Che posso fare?". 
"Niente. Dormiamo.".
Al mattino, presto, incredibilmente presto per le sue abitudini, Ingrid si sveglia.
E' cominciata così una delle domeniche più belle della mia vita.
Tonino si è alzato e ha comiciato il valzer del pannolino. Poi lattuccio, ruttino, dondolo e giochino del cuore. Io seguivo tutto da sotto al piumone, indovinando dai rumori cosa accadeva nella stanza accanto e dando un punteggio a mente.
Mi sono fatta portare il termometro: avevo solo 37.
Sarà stato che la settimana appena passata l'avevo trascorsa in piedi nonostante il raffreddore e il virus intestinale, trascinandomi priva di forze e preoccupata in continuazione per tutto il gran da fare, ma ora mi sentivo il freddo nella pancia, il dolore alle ossa e il fuoco del febbrone. 
Oggi resto a letto, qualunque cosa accada.

Sono anni che passo le influenze in piedi, senza riuscire a stare un giorno intero sotto il piumone. E non sono riuscita a ricordarmi per quale motivo, visto che in realtà ho una figlia solo da sei mesi. 
Sarà che prima lavoravo e restare a casa per l'influenza diventava un'occasione troppo bella per fare un sacco di cose. Restare a letto mi sembrava una perdita di tempo. Adesso dormire mi sembra un dovere etico, per riuscire quel minimo a coesistere con gli altri essere umani senza il rischio di diventare una iena per un nonnulla o distrarmi continuamente mentre gli altri mi parlano dando l'idea di una a cui interessano solo i discorsi da mamme.

Già dal mattino Ingrid ha dato da subito segni di grande vivacità intellettuale con gorgheggi, sputacchi, cacche a ripetizione, gridolini e risatone.
Io ho fatto colazione, preso l'aspirina e ricordato a Tonino che c'era da andare all'Ipercoop per un paio di cosucce. Lui ha portato fuori il cane, sotto la pioggia, l'ha riportata a casa, preso la lista della spesa ed è riuscito sotto la pioggia. Mi ha telefonato dopo più di mezz'ora per avvertirmi che avevano appena aperto, perché la domenica cambia l'orario... E' tornato con un bel pacchetto di alici, forse perchè sa che mi piacciono tanto, forse per velata vendetta visto che le pulisco sempre io (perché mi piace farlo,in realtà, immaginandomi ogni volta in una cucina da casa di mare, davanti a un gatto che mi guarda acciambellato sul davazale con la coda in movimento, ad aspettare gli scarti...ma queste sono deviazioni che in genere non rivelo a nessuno).
In ogni modo, non mi sono lasciata scalfire e con la profonda determinazione interiore di un samurai ho rifatto il letto, steso la lavatrice, pulito a terra, preparato la pappa di Ingrid, fattole fare merenda e pure il pranzo, pulito le alici e infornato, cambiato pannolino, dato biberon e messo a nanna per il riposino pomeridiano, senza aver il minimo dubbio che ce l'avrei fatta: mi sarei messa a letto a godermi la mia influenza, prima o poi. Anzi, lo stavo già facendo solo che non sembrava.

Così è stato, perchè ho passato il resto della giornata al caldo, a fare pisolini, a finire l'elasti-libro piangendo e ridendo a seconda dei casi e innamorandomi del nonno barese.
Ho fatto merenda due volte.
Ho visto un po' di tv.
Ho giocato a fare le pernacchiette su Ingrid e abbiamo riso come due matte.

Ogni tanto è da rifarsi, una domenica di influenza. 
Sono pronta a truccare il termometro, sono pronta a tutto. Sappiatelo.

P.S.
In tutto questo, la teglietta di alici alla fine è stata una buona idea: mi è piaciuto mentre ce le mangiavamo con le mani e il salato che resta sulle dita. Avrei voluto fargli una foto, ma poi ho pensato che tutto sommato chiunque sa com'è fatta un'alice e, quando si fanno certi propositi, interrompere il pranzo, imbandire un set, prendere la macchina fotografica (quella scatoletta antidiluviana con cui scatto), cercare le luci giuste, proprio non ci stava...

























ingredienti
per 2 persone

500 g di alici
tre cucchiai abbondanti di farina
sale 
olio e.v.o.

Privare le alici della testa e delle interiora, lavarle bene sotto l'acqua corrente e metterle in uno scolapasta a scolare.
Asciugarle con uno scottex e versarle in una teglia. Salare e infarinare. Versare l'olio, dare una mescolata per distribuirlo e infornare a 200°C. Cuocere per 20 minuti se vi piace che restino morbide. Se invece, come noi, le amate asciutte e croccanti prolungare la cottura per altri 15 minuti.

8 febbraio 2014

In lacte veritas.

Al telefono
"Sì zio, tutto bene...sì, Ingrid sta bene, solo che in questi giorni sembra non volerne più sapere del latte...ne prende pochissimo..."
"Bè, allora dagli lo yogurt!"
"Ma non ha ancora cinque mesi...credo che abbia ancora bisogno di..."
"Aspetta aspetta, che ti passo tua cugina."

"Pronto? che fa? non vuole il latte? E tu mettigli il Nesquick!"
"..."
"Ah, io a Saretta mia fino a sei je l'ho dato, dovevi vede' come beveva!"

Dall'estetista
"Allora, la piccoletta come sta?"
"Tutto bene, ha cominciato con le prime pappe e mangia proprio di gusto. Da ieri ha un po' di tosse, ma niente di ché..."
"La tosse? Ahh, io conosco un pediatra, giù al borgo da noi... Pensa, è stato il mio dottore, quello dei miei nipoti e mo', vecchio vecchio, la gente ancora lo chiama. A n'amica, quando il figlio ci aveva la tosse sai che je diceva? Due cucchiai de Cocacola tre volte al giorno."
"Per la tosse? A un bimbo piccolo???"
"E' sì, èh! Altro che latte caldo col miele, passava subito che era 'na bellezza!" 

A casa con un'amica
"Bella Vale quella formaggella, l'hai fatta te?"
"???"
"Sì, quella cosa bianca rotonda vicino al forno, non è formaggio?"
"Ahh...no...sarebbe un dolcetto per la colazione...si chiama hot milk sponge cake..."
"E va bè, sempre di latte si trattta!"



ingredienti
160 g di farina 00
50 g di burro
3 uova
1 bicchiere di latte
160 g di zucchero
un baccello di vaniglia
1 bustina di lievito 

A bagnomaria sciogliere dolcemente il burro con il latte e i semini estratti dalla vaniglia. 
Montare le uova con lo sbattitore, aggiungendo di volta il volta lo zucchero fin quando non si ottiene un composto spumoso e soffice.
Incorporare la farina in precedenza setacciata in più riprese, il più delicatamente possibile e con movimenti dal basso all'alto. Scaldare di nuovo il latte fino a quando sarà quasi a bollore, versarlo poi nell'impasto e amalgamare. Infine il lievito e poi in forno a 180°C per 30 minuti.



4 febbraio 2014

Arsenico Lupin e i frollini al caffé.

Rubando il tempo, un po' di minuti, una tastiera, torno qui come nel luogo dove nascondo la refurtiva: foto, appunti, pezzi cominciati e non finiti.
Torno qui con un po' della febbre dell'impresa che si sta per compiere e delle cose fatte che ne aspettano altre ancora.

Spesso al mattino passeggio e getto uno sguardo nei giardinetti delle case, mi fermo a dare un'occhiata tra le inferriate o nelle fessure tra le reti. Mi faccio domande su chi vi abita e ha una bici tanto scassata o un acquario vuoto riposto sotto una panchina o delle piante curate e rigogliose pur essendo le fineste sempre chiuse come di casa vuota. Uno ha costruito un casotto di legno, attiguo al balcone, con delle finestrelle lunghe e strette in alto in alto e non riesco a torgliermi dalla mente che sia una bella sauna finlandesequando il pensiero di portarci Tonino e farlo camminare fin lì per mostrargliela mi ha fatto realizzare che forse sia solo un casotto.
Rubo pure per strada.

Rubo il silenzio delle mie colazioni, alzandomi prima di tutti e mettendo su la macchinetta del caffé coi guanti di velluto. Rubo il primo sguardo fuori dalla finestra ripensando ai sogni della notte mentre il giorno è appena nato.

Rubo ogni giorno e il sapore del furto assomiglia tanto a un biscotto scuro.


 
 


 

ingredienti
150 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero mascobado
300 g di farina 00
50 g di fecola di patate
1 tuorlo
50 g di caffé espresso
1 cucchiaio scarso di semi di cardamomo tritati finemente
100 g di cioccolato fondente (facoltativo)

In una ciotola, lavorare il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un composto dalla consistenza di una crema. Sempre mescolando, aggiungere la farina e la fecola, unire il tuorlo ed infine il caffé ed il cardamomo. Impastare con l'aiuto di una forchetta, poi velocemente con le mani fino ad ottenere un impasto morbido. Formare una palla, avvolgerla con la pellicola per alimenti e riporre in frigorifero per 30 minuti circa.

Preriscaldare il forno a 180°C.

Togliere l'impasto dal frigorifero e stenderlo con il mattarello a 4 mm di spessore, su una superficie leggermente infarinata. Con l'aiuto di un tagliapasta tondo e forato dal diametro di 5 o 6 cm, ritagliare la pasta ricavando circa quarantasei dischi; disporli distanziati tra loro in teglie rivestite di carta da forno.

Cuocere in forno per circa 8-10 minuti o fino a leggera doratura.

La ricetta è di Rossella Venezia, amica cara, rubata dal suo libro
 


1 gennaio 2014

Un nuovo anno, ecco.

 
 
 
Marjane Satrapi, Persepolis








 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pieno di buone notizie per tutti.
 



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